TURISMO

Cà Ferrari e Monte Rosso

Punto di Partenza: Costa de' Grassi 732 m
Appoggio: nessuno, tutti i servizi a Castelnovo nè Monti (5Km)
Difficoltà: T
Periodo: mar./nov. (tranne periodo piovosi e giorante di caccia)
Dislivello: 640 m
Segnvia: assenti
Durata: h 3.30
Max Altitudine: 846 m
Comune: Castelnovo nè Monti Busana (RE)
Solitaria escursione tra i monti di gesso più appartati e silenziosi, separati dalle splendide vallette del Rio di Tramonti e del Canale Vei. Angoli spettacolari e sconosciuti, come il borgo di Ca’ Ferrari, il Monte Rosso, l’alveo del Mulino Vei, sempre in vista dei due numi tutelari delle evaporiti triassiche: la Pietra di Bismantova e il Monte Ventasso. 
Costa de’ Grassi si raggiunge dalla SS 63 deviando dal Terminaccio, pochi km a sud di Castelnovo Monti. Disposto lungo una costa esposta a SE, è nominata sui documenti dal XIII sec. assieme alla sua chiesa di S. Margherita. Si può parcheggiare lungo la strada all’inizio o alla fine del paese, senza ostruire cortili e accessi ai campi.


Dal centro di Costa de’ Grassi 732 m si sale lungo via della chiesa, o per lo stradello in salita parallelo, raggiungendo la chiesa di S. Margherita (fontana e bar del circolo ACLI poco distante). Si prosegue in salita per la stradella all’interno delle case, salendo a destra ad un bivio, poi a sinistra a quello successivo di fronte ad una Maestà. Lo stradello ora esce dal borgo verso monte, percorrendo tutta la costa che Io sovrasta in dir, NW. Superata l’ultima abitazione, la stradella prosegue verso W lungo il crinale con breve discesa, lasciando in basso a sinistra il cimitero (da cui si può ugualmente salire su carraia che confluisce poco dopo sul crinale).
Poi la carraia riprende a salire verso il ripetitore rettangolare del M. Ca’ di Viola, mentre sulla sinistra si apre la vista sulla Valle del Secchia, dominata dal M. Cusna e dal M. Cavalbianco. La carreggiata è fiancheggiata da siepi di biancospino, prugnolo e rosa. Lasciate a destra due carraie secondarie si oltrepassa una nuova cisterna dell’acquedotto, tenendo sempre la sinistra e assumendo la sinistra e assumendo la dir. SW, ora tra noccioli, aceri e roverelle, in un bosco ceduo invaso dalla vitalba. Si esce poi su una vasta radura (833 m) ai piedi della parete meridionale del M. Ca’ di Viola, costituito da arenarie calcaree della formazione di Bismantova.
Oltre la radura, un antico pascolo oggi invaso da ginepro e rosa canina, si attraversano in saliscendi i pendii detritici ai piedi della parete rocciosa, costituiti da depositi di frana ricoperti da vari arbusti tra cui la ginestra (Spartium junceum), tipica dei terreni calcarei, e
numerosi cornioli (Cornus mas), fioriti in marzo e dai gustosi frutti rossi a inizio autunno.
Dopo una grande antica frana dalla soprastante parete, si lascia a destra una carraia per il M. Ca’ di Viola, quindi un bivio ben visibile (punto A 846 m 6o8o78E- 4917112N), corrispondente al punto G dell’it. 10.
Allora si lascia la carraia principale diretta a Frassinedolo e si volta a sinistra scendendo verso S lungo la larga costa che pian piano ci fa calare sottopassato un grande elettrodotto verso alcune case nuove. Per stradello scendiamo rapidamente su un incrocio stradale con Maestà (punto B 730 m 608366E-4916272N), dove si diramano strade comunali per Frassinedolo, Talada e Costa de’ Grassi. Noi seguiamo la via in discesa a destra per Talada, ed entriamo nel borgo di Ca’ Ferrari 730 m (0.50).
Dopo la bella fontana entriamo diritto nel piccolo parcheggio nel n cuore del piccolo borgo, che pur tra varie ristrutturazioni, che negli ultimi anni hanno evitato un degrado comune purtroppo ad altre e borgate, conserva angoli e volumetrie delle case più antiche, con elementi del XVII sec. e un piccolo oratorio, dipendente dalla par- il rocchia di Talada.
Discendiamo tutto il borgo fino in fondo, tenendosi in basso ad un bivio, ammirando le case in pietra recuperate sia pur se in genere come seconde residenze, e infine usciamo dal borgo su carraia diretta a S nel castagneto. A saliscendi aggiriamo così il poggio che sovrasta il paese, immersi nel castagneto sempre più intricato e in abbandono. A un certo punto si trovano a destra segnavia blu e gialli che indicano un sentierino che scende in mezza costa: può essere una variante più lunga che sfrutta un percorso in via di recupero da parte di residenti nel borgo, che risale poi al bivio con Maestà all’ingresso di Ca’ Ferrari. Se invece proseguiamo per la carraia principale si sale fino ad aggirare il poggio sbucando in uno stradello asfaltato che a destra scende in breve di nuovo all’incrocio stradale con Maestà (punto 11 730 m 6o8366E-4916272N, o.io-i.oo). Scendiamo ora su una carraia in discesa a destra della Maestà, tenendo subito quella di sinistra diretta a NE. Era la vecchia via che collegava Ca’ Ferrari con Costa de’ Grassi e il mercato di Castelnovo, e la seguiamo in mezza costa tra siepi e campi lungo l’arco della valletta del Rio Tramonti. Ad un bivio si lasci a destra la carraia per il fondovalle Secchia (it. io), e si prosegua diritto. Si rimonta presto sulla costa di confine comunale tra Busana e Castelnovo, e al bivio sul crinale si scende a destra, puntando in discesa al dosso boscoso del M. Gébolo,
Dopo una breve discesa in dir. SE si supera una depressione del crinaletto (723 m), poi una breve risalita su un poggio porta ad un bivio quasi sulla sommità (punto C 732 m 6o9o24E-4916531N). Da qui si può proseguire con una breve discesa per poi salire sul M. Gébolo (costituito da gessi triassici e rivestito da castagneti), e quindi tornare a questo bivio. Infatti occorre prendere la carraia che scende verso E nella Valle del Canale Vei. Una prima parte si svolge lungo una costa secondaria tra roverelle e radure, poi il percorso si getta a sinistra in una valletta in cui occorre prestare attenzione al percorso più battuto (in genere da ungulati selvatici e in autunno da cacciatori), che volge a destra in fondo alla valletta per seguirne il fondo. Poi si esce su pendii di antiche frane rivestiti da arbusti spinosi (ginepro, prugnolo e rosa canina), fino a confluire in una carraia larga trasversale a quota 570 m c.
Se si vuole abbreviare l’it. si sale a sinistra, ma noi vorremmo scendere a scoprire ancora la desolata solitudine di questi monti di argille e gesso. Scendiamo allora a destra seguendo la carraia principale e stretta tra i monti Gébolo a destra e Rosso a sinistra. Intanto la valletta si restringe tra gli affioramenti gessosi, lungo una colata di argille.
Sul lato destro tracce di sentieri raggiungono gli imbocchi di grotte nei gessi mentre il percorso principale termina sull’alveo del Secchia preso l’abbandonato Mulino Vei 470 m (0.50-1.50), uno degli angoli più suggestivi e direi struggenti della valle.
Il mulino abbandonato e 11 largo alveo su cui incombono le pareti del M Rosso, senza nessun paese o strada in vista sembrano portarci in un altra dimensione, ma certa non indietro nel tempo, perché ci sarebbe li mulino in funzione e un via vai di muli carichi...
Un’esplorazione della vegetazione d’alveo o un pedi]uvio ristoratore nel Secchia possono far passare un p0’ di tempo.
Si torna poi su per la carraia di discesa e al bivio si prosegue sempre in salita verso il paese soprastante, in dir. N. Salita lunga e faticosa in estate, che si conclude su una carraia più ampia presso le case più basse di Costa de’ Grassi 725 m (0.40-2.30).
Chi voglia terminare qui basta che salga in centro a sinistra, ma consigtiamo di voltare a destra e seguire la larga carraia che scende a SE verso il massiccio M. Rosso. La discesa lungo la costa che separa la valletta di Vei dalla più larga Dòrgola appare simile alle altre coste già percorse tra siepi e campi, va via meno coltivati allontanandosi dal paese.
Da qui però troneggia a sinistra la Pietra. Inoltre abbiamo di fronte il più grande e meno conosciuto dei monti dei gessi. Giunti al punto più basso del crinale, a 673 m, la carraia si divide nell’affrontare il Monte Rosso: si possono percorrere tutti e tre i percorsi che si presentano. Se si vuole subito seguire il più lungo, si volta a sinistra e si prende a risalire di traverso il castagneto del versante N fino a scavalcare il crinale sommitale presso la vetta del M. Rosso a 757 m (0.20-2.50).
Si può continuare verso SE fino a costeggiare la profondissima e pericolosa parete meridionale, punteggiata da doline, ma con molta cautela fino a quota 620 m e. dove si aprono alcuni inghiottitoi sospesi sull’angolo SE del lungo crinale. Poi occorre comunque tornare alla sommità.
Qui si può con qualche fatica seguire il crinale verso W e calare infine ripidamente verso NW sul percorso mediano, che si staccava dal bivio di ingresso al monte. Altri tre percorsi si staccano sulla sinistra, tutti a “cuI de sac” contro il margine delle pareti meridionali con angoli panoramici su affioramenti bianchissimi di gessi e anidriti.
Terminata l’esplorazione breve o lunga del Monte Rosso, risaliamo per dove siamo venuti fino a Costa de’ Grassi (0.40-3.30). 

(Tratto da: Le Valli del Secchia e l'Alta Garfagnana di Daniele Canossini)